COMUNICATO STAMPA DEL 18/02/2014

MAI DIRE MAI…

Il Sondaggio proposto dal Comune di Pieve  ha dato un risultato negativo rispetto alla disponibilità della popolazione verso il Parco del Cadore. Peccato! E’ stata persa una bella occasione per dare, in tempi ravvicinati,  una seria opportunità di futuro alla zona, in un momento così delicato per la crisi sociale ed economica in cui versa il nostro territorio.

Un risultato, quello di Pieve,  indubbiamente da considerare e da cui partire per intraprendere ulteriori iniziative in favore del Parco, tenendo conto che ha votato il 36.7% della popolazione interpellata e che i gruppi organizzati “contro” sono stati ben rappresentati nel popolo dei votanti. Spicca anche  il dato di Nebbiù che ha avuto l’affluenza maggiore rispetto al totale dei residenti e maggiore “negatività” verso l’iniziativa (175 su 14) e di Pieve centro che, al contrario, ha meno scarto tra le posizioni espresse (168 no, 112 si). Come ogni esperienza anche questa ha molto da insegnare e ne faremo certamente tesoro per le nostre azioni di sensibilizzazione.

Ai Comuni del Cadore, alle Comunità Montane e alle Regole, unici enti deputati a realizzare il Parco, ricordiamo  due aspetti comunque validi, indipendente dal risultato del sondaggio:

1 – La gestione dell’area, già riconosciuta all’interno del Piano territoriale di Coordinamento (PRTC9, zona SIC, Sito di Interesse Comunitario e ZPS (Zona a protezione speciale) se non dimostriamo di saperla ben gestire a livello locale, in modo organizzato (come avverrebbe con il Parco) potrebbe essere “data in gestione”, un giorno, magari non tanto lontano, a “mani esterne”.

2 – I fondi comunitari dedicati alle zone SIC e ZPS sono una delle fonti disponibili a cui poter accedere.

Per il futuro, se guardiamo ad altri Parchi, come quello delle Dolomiti d’Ampezzo, che alla prima riunione aveva pochissimi sostenitori e quasi tutti contro, crediamo di poter dire, seppur dispiaciuti dalla recente verifica,  “mai dire mai”…

Mirta Da Pra Pocchiesa, Gianni Monico e tutti del Gruppo Promotore Parco del Cadore

parcodelcadore@libero.it

parcodelcadore.wordpress.com

COMUNICATO STAMPA DEL 05/01/2014

pieve-di-cadore
Il Comune di Pieve “apre” al Parco del Cadore:
un esempio di lungimiranza e di progettualità per dare un futuro possibile alla propria gente.

Dopo anni di sensibilizzazione sul tema da parte del Gruppo promotore, dopo innumerevoli conferme sulla validità della proposta, dopo la comprova – resa evidente anche dalla crisi economica – che non si poteva andare avanti investendo solo sulla (importante) mono economia dell’occhiale ma che serviva puntare anche sulla valorizzazione dell’ambiente naturale, il Comune di Pieve di Cadore ha deciso, con il sindaco Maria Antonia Ciotti e la sua giunta, e dopo aver consultato le Regole, che la proposta del Parco del Cadore (noto anche come Marmarole, Antelao e Sorapiss) può essere una opportunità importante per incentivare lo sviluppo della zona e un elemento di coesione e di prospettiva per uscire dalla crisi economica che investe l’area del centro Cadore. Per questo, dichiarandosi disponibile a fornire chiarimenti, delucidazioni e quanto altro possa essere utile per capire, ha deciso di chiedere ai propri cittadini di esprimersi in merito e, se lo si condive, aiutare per la migliore realizzazione dell’iniziativa.
D’altro canto un felice esempio di gestione di un’area a Parco lo si può vedere molto vicino, nel Parco Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo che si rifà alla medesima legge regionale a cui fa riferimento il Parco del Cadore e che è gestito dalle Regole di Cortina.
Comune, Regole e l’intera comunità assieme dunque, per valutare i tanti aspetti che l’investire sul Parco comporta e porta con sè, ripercorrendo tutte le domande a cui il Gruppo Promotore ha cercato di dare risposta negli anni, coinvolgendo esperti di diversi settori.
Che cosa significa un parco? Perché nella zona? Cosa “offre” in termini di opportunità lavorative? Quali finanziamenti pubblici può veicolare? Sono solo alcune delle domande riproposte oggi per non perdere un’importante occasione che Pieve di Cadore intende cogliere diventando, in questo modo, essendo il primo a “partire”, il Comune che avrà, di “diritto”, la sede del Parco.

Perché nella nostra zona dunque? Perche la zona possiede elementi di interesse dal punto di vista faunistico, floristico, geomorfologico, oltre che paesaggistico. Perché è naturalmente delimitata e poco antropizzata e senza strade di attraversamento. Perché mette assieme natura, cultura e storia (pensiamo alle fortificazioni). Un libro, realizzato negli anni (Un parco da vivere, Casa Editrice Alpina) ne documenta le particolarità. E che la zona sia di notevole interesse l’ha dimostrato anche l’Unesco riconoscendo le Dolomiti patrimonio dell’Umanità. Iniziativa, quest’ultima, fortemente sostenuta dal Gruppo Promotore del Parco negli anni passati, tanto da dedicare un’apposita sezione al tema, nel convegno “Un Parco, tanti Parchi, Una proposta” del 1998.
Il Parco del Cadore dunque come un’opportunità per promuovere la zona a partire dal suo “patrimonio” naturale trasformando i vincoli esistenti (dati dal Piano territoriale regionale di coordinamento e dal riconoscimento della zona come Sito di interesse comunitario) in opportunità di sviluppo, anche economico, con nuove professioni e rilancio di attività legate al turismo “sofficie” e con l’indotto che un Parco genera, a cominciare da stagioni più lunghe e attività variegate (commerciali, artigianali, alberghiere, di servizi alla persona, ecc.). Non solo. E’ un ottimo volano per il “turismo scolastico” e per diventare un laboratorio dell’economia verde (green economy), l’unica economica, che con i parchi, ha presentato saldi in crescita..
Un altro elemento, non secondario, rappresentato dalla proposta del Parco risiede nel fatto che la proposta può diventare l’obiettivo attorno al quale costruire un progetto unitario per il Cadore (seppur nella sua necessaria articolazione di proposte), una prospettiva concreta di futuro, un marchio di qualità che fa collocare lo stesso Cadore tra le zone “preziose”, da visitare, su cui investire, oltre che economicamente, anche per le persone e il loro futuro. Nel Convegno tenutosi a Pieve di Cadore, con Dolomiti Unesco, Ascom, Magnifica Comunità di Cadore, Fondazione Angelini e Gruppo Promotore del Parco del Cadore, erano molte le attività economiche interessate all’operazione.
Non resta che cominciare. Come? Sostenendo il Comune di Pieve di Cadore per far diventare la proposta un’opportunità concreta, attraverso la realizzazione del Parco Cadore, con la sua istituzione attraverso il riconoscimento all’interno della legge Regionale che ne regolamenta l’istituzione. I Comuni limitrofi, poi, se vorranno, potranno aggregarsi (che è poi la storia di tutti i parchi, dove i comuni che sono “fuori” un po’ alla volta chiedono di “entrare”). E lo si può fare senza eccessivi timori perchè, nella testa e nel cuore di molte persone, il Parco c’è già.
Grazie al Comune di Pieve tutto ciò può diventare realtà e, per tutto il Cadore, rappresentare una grande opportunità di futuro per la sua gente.

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