COMUNICATO STAMPA:

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Il Comune di Pieve “apre” al Parco del Cadore:
un esempio di lungimiranza e di progettualità per dare un futuro possibile alla propria gente.

Dopo anni di sensibilizzazione sul tema da parte del Gruppo promotore, dopo innumerevoli conferme sulla validità della proposta, dopo la comprova – resa evidente anche dalla crisi economica – che non si poteva andare avanti investendo solo sulla (importante) mono economia dell’occhiale ma che serviva puntare anche sulla valorizzazione dell’ambiente naturale, il Comune di Pieve di Cadore ha deciso, con il sindaco Maria Antonia Ciotti e la sua giunta, e dopo aver consultato le Regole, che la proposta del Parco del Cadore (noto anche come Marmarole, Antelao e Sorapiss) può essere una opportunità importante per incentivare lo sviluppo della zona e un elemento di coesione e di prospettiva per uscire dalla crisi economica che investe l’area del centro Cadore. Per questo, dichiarandosi disponibile a fornire chiarimenti, delucidazioni e quanto altro possa essere utile per capire, ha deciso di chiedere ai propri cittadini di esprimersi in merito e, se lo si condive, aiutare per la migliore realizzazione dell’iniziativa.
D’altro canto un felice esempio di gestione di un’area a Parco lo si può vedere molto vicino, nel Parco Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo che si rifà alla medesima legge regionale a cui fa riferimento il Parco del Cadore e che è gestito dalle Regole di Cortina.
Comune, Regole e l’intera comunità assieme dunque, per valutare i tanti aspetti che l’investire sul Parco comporta e porta con sè, ripercorrendo tutte le domande a cui il Gruppo Promotore ha cercato di dare risposta negli anni, coinvolgendo esperti di diversi settori.
Che cosa significa un parco? Perché nella zona? Cosa “offre” in termini di opportunità lavorative? Quali finanziamenti pubblici può veicolare? Sono solo alcune delle domande riproposte oggi per non perdere un’importante occasione che Pieve di Cadore intende cogliere diventando, in questo modo, essendo il primo a “partire”, il Comune che avrà, di “diritto”, la sede del Parco.

Perché nella nostra zona dunque? Perche la zona possiede elementi di interesse dal punto di vista faunistico, floristico, geomorfologico, oltre che paesaggistico. Perché è naturalmente delimitata e poco antropizzata e senza strade di attraversamento. Perché mette assieme natura, cultura e storia (pensiamo alle fortificazioni). Un libro, realizzato negli anni (Un parco da vivere, Casa Editrice Alpina) ne documenta le particolarità. E che la zona sia di notevole interesse l’ha dimostrato anche l’Unesco riconoscendo le Dolomiti patrimonio dell’Umanità. Iniziativa, quest’ultima, fortemente sostenuta dal Gruppo Promotore del Parco negli anni passati, tanto da dedicare un’apposita sezione al tema, nel convegno “Un Parco, tanti Parchi, Una proposta” del 1998.
Il Parco del Cadore dunque come un’opportunità per promuovere la zona a partire dal suo “patrimonio” naturale trasformando i vincoli esistenti (dati dal Piano territoriale regionale di coordinamento e dal riconoscimento della zona come Sito di interesse comunitario) in opportunità di sviluppo, anche economico, con nuove professioni e rilancio di attività legate al turismo “sofficie” e con l’indotto che un Parco genera, a cominciare da stagioni più lunghe e attività variegate (commerciali, artigianali, alberghiere, di servizi alla persona, ecc.). Non solo. E’ un ottimo volano per il “turismo scolastico” e per diventare un laboratorio dell’economia verde (green economy), l’unica economica, che con i parchi, ha presentato saldi in crescita..
Un altro elemento, non secondario, rappresentato dalla proposta del Parco risiede nel fatto che la proposta può diventare l’obiettivo attorno al quale costruire un progetto unitario per il Cadore (seppur nella sua necessaria articolazione di proposte), una prospettiva concreta di futuro, un marchio di qualità che fa collocare lo stesso Cadore tra le zone “preziose”, da visitare, su cui investire, oltre che economicamente, anche per le persone e il loro futuro. Nel Convegno tenutosi a Pieve di Cadore, con Dolomiti Unesco, Ascom, Magnifica Comunità di Cadore, Fondazione Angelini e Gruppo Promotore del Parco del Cadore, erano molte le attività economiche interessate all’operazione.
Non resta che cominciare. Come? Sostenendo il Comune di Pieve di Cadore per far diventare la proposta un’opportunità concreta, attraverso la realizzazione del Parco Cadore, con la sua istituzione attraverso il riconoscimento all’interno della legge Regionale che ne regolamenta l’istituzione. I Comuni limitrofi, poi, se vorranno, potranno aggregarsi (che è poi la storia di tutti i parchi, dove i comuni che sono “fuori” un po’ alla volta chiedono di “entrare”). E lo si può fare senza eccessivi timori perchè, nella testa e nel cuore di molte persone, il Parco c’è già.
Grazie al Comune di Pieve tutto ciò può diventare realtà e, per tutto il Cadore, rappresentare una grande opportunità di futuro per la sua gente.

Il Parco del Cadore non è una proposta “calata dall’alto” bensì di una idea nata da alcune persone del Cadore nell’autunno 1980 e che è stata sottoposta, nel marzo 1981, alla Magnifica Comunità di Cadore perché se ne rendesse promotrice.
L’iniziativa portata avanti dal Gruppo promotore ha avuto sin dall’inizio alcune “parole d’ordine” che ricordiamo:

  • Gestione da parte della gente del posto della zona.
  • Salvaguardia del patrimonio naturale e culturale.
  • Promozione di uno sviluppo economico attraverso un turismo “soffice” o “dolce” che si affianchi all’economia trainante, l’industria dell’occhiale, creando così nuove forme di occupazione.
  • Assoluta aconfessionalità, apoliticità e assenza di fini di lucro dell’iniziativa. Vale a dire che le persone che hanno costituito il Gruppo Promotore e le molte che negli anni si sono avvicinate hanno in comune la condivisione di un progetto, al di là delle proprie scelte politiche e ideologiche.

Il riferimento della proposta è sempre stato la legge regionale in materia di parchi e riserve naturali (n. 40 del 16.8.84, un tempo n. 72 del 31.5.80).

PERCHÉ LA POPOLAZIONE SIA “SOGGETTO” DEL PROPRIO SVILUPPO…

“Un parco da vivere” è lo slogan con cui più volte il Gruppo promotore si è presentato in questi anni in occasione di manifestazioni, incontri di sensibilizzazione e momenti di confronto  per discutere il progetto di costituzione del Parco delle Marmarole, Antelao, Sorapiss. Uno slogan carico di significati. Non è nostra pretesa convincere tutti. Vorremmo però che tutti siano in grado di valutare e di esprimersi rispetto a questo progetto che vede nella “proposta Parco” un’importante carta da giocare, forse l’unica, per lo sviluppo e la salvaguardia della nostra zona. Parco che non significa espropriare terreni e nemmeno non utilizzare le risorse del bosco. Parco che significa invece utilizzare l’ambiente nel suo insieme per trarne gli interessi lasciando intatto il capitale (la natura). Noi, oggi, possiamo ancora dire di avere questo capitale! Dipende da noi il suo utilizzo. Dipende da noi il saper guardare avanti, alle nostre esigenze di residenti e a quelle del turista moderno, sempre più alla ricerca di spazi incontaminati. Parco che è quindi salvaguardia, tutela e sviluppo. Parco che significa nuove forme di occupazione e sviluppo di attività economiche coerenti e compatibili con l’ambiente naturale e che possono così affiancarsi all’importantissima, ma purtroppo unica, economia trainante: l’industria dell’occhiale.

Questa proposta va quindi molto al di là della semplice tutela, rappresenta un modo, crediamo, per ridiscutere il nostro modello di sviluppo per migliorare la qualità della vita nella zona e variegare le possibilità di occupazione e di interessi. Parlare di Parco in questa prospettiva per noi significa ripensare al ruolo dell’educare e dell’educarsi (nel senso di conoscere) e rivedere il modo di amministrare e di essere amministrati. Significa, insomma, costruire una proposta in cui tutti possano concorrere a gestire, e far gestire, in modo pulito, in tutti i sensi, il nostro territorio.
Dipende da noi.

LE INIZIATIVE DEL GRUPPO PROMOTORE

Siamo un gruppo nato con lo scopo di promuovere la costituzione del “Parco delle Marmarole, Antelao, Sorapiss” (Parco del Cadore). Si tratta di persone “comuni” e di esperti che hanno messo insieme i tasselli di una proposta per costruire un progetto che è la traduzione di un’idea: far si che nello sviluppo di questa zona si armonizzino le esigenze delle popolazioni locali con la difesa e la salvaguardia di un ambiente quasi integro.

Gli obiettivi dell’associazione sono stati fin dall’inizio:

  • salvaguardare l’eccezionale patrimonio ambientale e naturalistico della zona in oggetto; favorire la fruizione a scopo didattico e scientifico, nonché a scopo di svago e ricreazione, nel rispetto dell’ambiente;
  • dare impulso, anche nelle zone attigue, a tutte quelle attività economiche o comunque produttive di reddito, che siano compatibili rispetto all’esigenza degli ambienti naturali;
  • permettere alle popolazioni locali di partecipare direttamente alla gestione e sviluppo del proprio territorio.

Già nel 1972 era scaturita l’ipotesi di destinare a Parco la zona da parte delle associazioni naturalistiche come Italia Nostra ed il C.A.I.  Nel 1976 una delibera della Comunità Montana Centro Cadore prevedeva nella zona un’area da destinare a Parco. Ma i tempi non erano ancora maturi.

La prima proposta presentata dal Gruppo Promotore risale al marzo del 1981 quando – rivolgendosi alla Magnifica Comunità – un gruppo di persone del Cadore chiese che l’Ente se ne rendesse promotore. Non si tratta di un progetto calato dall’alto bensì nato e portato avanti dalla popolazione, facendo riferimento alla legge Regionale in materia di parchi e riserve analoghe “legge 40 del 10.08.1984 della Regione Veneto”.
La lista Verde del Veneto nel 1986 fa propria l’idea del Gruppo Promotore con la proposta di legge 189 a firma di Michele Boato (nelle legislazioni successive a firma Valpiana-Boato): “Norme per l’istituzione del Parco Naturale Regionale delle Marmarole, Antelao, Sorapiss “. Nello stesso anno c’è una delibera della Giunta regionale del 23/12 che inserisce la proposta nel Piano territoriale di Coordinamento meglio conosciuta come PTRC.

Nel 1987 la Regione Veneto riconosce ufficialmente l’associazione.

Intanto il Gruppo ha continuato la sua attività approfondendo lo studio dei diversi aspetti della proposta di Parco e nel contempo ha varato una serie di iniziative di informazione e di sensibilizzazione su questa iniziativa. Ne ricordiamo alcune:

  • “Parco arte – tradizioni”: manifestazione a carattere culturale in cui un simposio con pittori locali e non che hanno dipinto su un tema ispirato al parco. Le opere degli artisti sono state esposte nei vari paesi interessati all’area del Parco.
  • “Un Parco in musica” vale a dire serate in cui gruppi locali hanno suonato e cantato, con inoltre proiezioni di diapositive che illustravano l’iniziativa.
  • “Le associazioni per il Parco”: sono state coinvolte tutte le associazioni ambientaliste che operano nella zona, le quali hanno provveduto ad organizzare una serata dedicata al Parco per approfondire un aspetto particolare dello stesso (associazioni come Lipu, WWF, SOS Dolomiten, ecc…)
  • 9000 fascicoli distribuiti a tutte le famiglie dei 10 comuni interessati al Parco, per spiegare che cos’è, che cosa non è, perché nella nostra zona ecc.. (settembre 1991)
  • Stampa del libro “Un Parco da vivere”, edito con il patrocinio della Regione Veneto e della Provincia di Belluno, presentato il 12 ottobre 1991 presso la sala della Magnifica Comunità, a Pieve di Cadore, alla presenza di quasi tutti i sindaci della zona interessata, i presidenti delle Comunità Montane, il Presidente della Magnifica Comunità, il Presidente della Provincia di Belluno, i consiglieri Regionali delle varie forze politiche. Il testo (Casa Editrice Alpina, 1991) è arricchito da numerosi contributi di esperti. Il libro ha la funzione di spiegare i motivi ed il senso dell’iniziativa.
  • “Parco -Quiz”: trasmissione radiofonica che utilizzando radio locali (Radio Club 103) e tramite un gioco a quiz a premi è servita per informare i residenti sulle caratteristiche e significati dell’iniziativa. Il premio è stato una visita nel Parco d’Abruzzo.
  • “12 passi verso il futuro”, un calendario con vecchie foto. Un modo per capire, per non dimenticare, per guardare avanti senza dire poi, come si legge nella spiegazione, peccato!
  • “Un parco, tanti parchi, una proposta” (novembre 1998): seminario-convegno che ha avuto come promotori Gruppo Promotore Parco delle Marmarole, Antelao, Sorapiss, Gruppo Promotore Parco del Cansiglio, Parco delle Dolomiti d’Ampezzo, Parco Dolomiti Bellunesi, Parco Dolomiti Friulane, Parco naturale Dolomiti di Sesto nei comuni di Dobbiaco, Sesto e San Candido, Parco naturale Fanes, Senes, Braies, Parco naturale Puez-Odle, Parco naturale Scilar, Parco Panaveggio-Pale di San Martino, Federazione italiana dei Parchi e delle Riserve, CIPRA Italia, Mountain Wilderness, WWF Veneto. Tra i relatori ricordiamo: Luigi Casanova (Mountain Wilderness), Luigi Ciotti (Gruppo Abele), Michele Da Pozzo (Parco delle Dolomiti d’Ampezzo), Mirta da Pra Pocchiesa (Parco delle Marmarole, Antelao, Sorapiss), Toyo De Savorgnani (Mountain Wilderness), Angelo Fodde (Collaboratore dell’europarlamentare Verde Gianni Tamino), Hans Glauber (Oko Institut Sud Tirol-Alto Adige), Cesare Lasen (Parco Dolomiti Bellunesi), Roberto Menardi (WWF Cortina), Giovanni Monico (Parco del Cadore), Helmut Moroder (CIPRA Italia), Renzo Moschini (Coordinamento Nazionale Parchi e Riserve Naturali), Carlo Alberto Pinelli (Mountain Wilderness), Ivi Simonella (WWF Veneto), Franco Viola (Università di Padova). In occasione del Convegno sono state inviate ai Comuni dell’area Parco “16 idee per un Parco”.

I CALENDARI

  • Calendario 1992  “PER NON DIMENTICARE” – Abbiamo iniziato così, guardando al futuro senza dimenticare il passato. Guardandoci attorno, indietro, per guardare avanti. E abbiamo cercato di trovare le tracce del nostro operare, progredire, a volte anche del nostro sbagliare. Le foto di un tempo e il paragone con l’oggi ci hanno aiutato nella tessitura di una tela fatta di molti fili e di tante trame, una tela lunga e resistente, anche se in alcuni punti lacerata. E la nostra storia, fatta di tante trame ancora da tessere e da scrivere.
  • Calendario 1993 “IL LAVORO” – Zappare, arare, seminare, coltivare, raccogliere. Tagliare alberi e lavorare il legno. Allevare animali e accudire il bene più prezioso che abbiamo: l’ambiente naturale. Un’economia quasi dimenticata così come la varietà dei mestieri e dei “saperi” di un tempo. L’industria dell’occhiale – importante per l’economia del Cadore, soprattutto perché ha messo fine al fenomeno migratorio – ha però il limite di essere diventata l’unica economia della zona. Il risultato è stato un grande benessere economico non accompagnato però da altrettanto benessere sociale: impoverimento culturale (poca varietà economica e scolastica) e incertezza sul futuro legato pressoché ad un’unica forma di sostentamento. Il territorio cadorino e l’ambiente naturale da anni ormai hanno fame e sete di diversificazione, anche occupazionale. Elemento necessario anche per dare prospettive occupazionali ai tanti giovani cadorini che, una volta laureati, difficilmente trovano occupazione e sono costretti a investire le loro professionalità altrove.
  • Calendario 1994 “I BIMBI” – Bimbi: il futuro. L’investimento degli adulti (e la loro responsabilità) e la speranza per un futuro migliore. Alle loro ipotetiche tante domande sospese vanno le riflessioni sulla capacità degli adulti di trasmettere la storia, la socialità, l’operosità delle persone. E una domanda, pensando a loro, rimane sospesa, i nipoti dei nostri figli potranno vedere i tesori che noi abbiamo ricevuto in dono?
  • Calendario 1995  “LA DONNA” –  Una figura cardine del nostro equilibrio naturale, famigliare, culturale. Una figura-ponte, costruttrice di relazioni, capace di tenere assieme cuore e ragione, fermezza e tenerezza. Un sorriso e un monito. Più vicina di chiunque altro agli insegnamenti dell’ecosistema, fosse altro per il rinnovo continuo e per il suo destino di procreatrice. Persino una società maschilista come la nostra non ha potuto non definire “madre” la natura e la terra che ci ospita.
  • Calendario 1996 “IL TRENINO DELLE DOLOMITI” – Trasporti di ieri e di oggi. Lungimiranza e miopia. Certamente ritardi nello scegliere le rotaie, i “BINARI” entro cui camminare. Miopi nei confronti di altri Paesi dell’Arco Alpino più accorti e attenti alla cura del proprio territorio. Un territorio fragile, fragilissimo e per il quale la CIPRA e l’UE hanno speso parole di riguardo. Sapremo capire e correre al riparo? Sapremo riflettere prima di consumare risorse e inquinare siti che, una volta distrutti, non si potranno più ricostruire? Su questi luoghi vogliono far transitare un’autostrada: una ferita che non si potrebbe più rimarginare, per l’ambiente e per le persone che ci abitano e anche per quelle che amano queste valli. Vincerà la logica del profitto “tutto e subito” o sapranno, le persone e chi le rappresenta, dar voce alle ragioni del futuro e di chi veramente ama questi luoghi.
  • Calendario 1997 “CHIESETTE CADORINE”
  • Calendario 1998 “VITA DI PAESE”
  • Calendario 1999 “ACQUA”
  • Calendario 2000 “MONTAGNE”
  • Calendario 2001 “UN SALUTO DAL CADORE” (CARTOLINE)
  • Calendario 2002 “DETTI STORIE E FILASTROCCHE”
  • Calendario 2003 “DALLA GUERRA UN MONITO: COSTRUITE LA PACE”
  • Calendario 2004 “LA MONTICAZIONE”

Le ultime versioni del calendario sono realizzate in collaborazione con l’Union Ladina Cador de Medo e i testi sono sia in italiano che in ladino.

PER SAPERNE DI PIÙ E PARTECIPARE ALL’INIZIATIVA

Il Gruppo Promotore del Parco delle Marmarole, Antelao, Sorapiss, è un’associazione regolarmente costituita che dal 1981 lavora per questa proposta. Molti gli studi fatti in merito e le adesioni ricevute, sia da singoli cittadini che da associazioni ed Enti (CAI, Italia Nostra, Pronatura, Mountain Wilderness, WWF, Lipu ecc..)
Tra i materiali a disposizione:

  • Un libro che illustra le particolarità faunistiche, floristiche, geomorfologiche dell’area destinata a Parco e le possibilità che esso offre, sia in termini di promozione culturale che di sviluppo economico “Un Parco da Vivere”.
  • Due fascicoli che spiegano l’iniziativa, a carattere divulgativo.

Se vuoi contribuire alla realizzazione di questo progetto o saperne di più puoi scrivere o telefonare a:

Gruppo Promotore Parco delle Marmarole, Antelao, Sorapiss 
Via Roma 142, 32040 Lozzo di Cadore (BL)
Tel. (+39) 3357423588
Email: unparcodavivere@libero.it

Puoi inoltre chiedere che si attivino per la costituzione del Parco del Cadore (Parco delle Marmarole, Antelao, Sorapiss):

  • al tuo sindaco (e Consiglio Comunale) se residente, o Comune dove sei ospite;
  • alla Regione Veneto – Presidente della giunta Regionale e Assessore ai Parchi.

Per favore, se lo fai, facci avere copia della richiesta. Grazie.

TI ASPETTIAMO!!!

IL GRUPPO DELL’ANTELAO
Confini: Valle del Boite da Perarolo a S.Vito di Cadore – Ru Secco – Forcella Piccola – Val d’Oten – Valle del Piave da Calalzo a Perarolo.
Grande montagna di forma piramidale, la seconda delle Dolomiti per altitudine, l’Antelao dà una impressione di unità; il suo gruppo è, infatti, ben definito per particolare inclinazione e regolarità dei suoi versanti.

IL GRUPPO DELLE MARMAROLE
Confini: Val d’Ansiei dalla Foresta Demaniale di Somadida confluenza nel Piave (Treponti di Gogna) – Valle del Piave da Treponti di Gogna a Calalzo di Cadore Val d’Oten – Forcella Piccola – testata del Rusecco Forcella Grande – Val di San Vito.
Il nome Marmarole, secondo Wolf, deriva da Marmor, indicando, come per i ghiacciai della Marmolada, lo splendore, la lucentezza. Queste montagne costituiscono una muraglia ininterrotta, da Est ad Ovest per 13 chilometri; viene considerata la catena per eccellenza in quando più aspra e naturale.

IL GRUPPO DEL SORAPISS
Confini: Valle del Boite da San Vito a Cortina – Val Bigontina (da Cortina al Passo Tre Croci) – Valbona – Alta Val d’Ansiei – Val di S.Vito – Forcella Grande – Rusecco.
Il Sorapiss è un massiccio subito individuabile dal Passo del Falzarego per l’aspetto smaccato e compatto. Domina la conca di Cortina ma da qui si mostra schiacciato e dimesso, mentre il versante Nord, che appare in fondo allo scenario di Misurina, ha girato il mondo su cartoline, dipinti, foto.

ANTELAO
La linea dell’Antelao che passa per Forcella Piccola pone a contatto la Dolomia Principale della cima Scotter e dei Bastioni con i calcari grigi lastronati dell’Antelao.

MARMAROLE
La loro struttura è quella di un’ampia sinclinale, la piega è appena visibile negli avamposti della catena, che si spingono sopra la Val d’Ansiei mentre le altre cime presentano alte pareti sul versante meridionale e lisci lastroni su quello settentrionale.

SORAPISS
La struttura è quella di una debole sinclinale, con stratificazione quasi orizzontale, nel cui nucleo si trova una enorme massa rocciosa che costituisce attualmente le pareti più alte del Sorapiss, della Fopa di Mattia e della Croda Marcora e che è scivolata al centro di tale sinclinale.
Sul versante di Cortina, la spinta esercitata dalla massa scivolata ha provocato un intenso corrugamento che è evidentissimo nella catena che va dalla Punta Nera alle Cime di Malquoira.

LE VALLI
Nell’ambito dell’istituendo parco, le valli che possono essere veramente definite tali, sono quelle che separano uno dall’altro i tre gruppi montuosi che lo costituiscono, oltre a due valli interne: la Val di San Vito, la Val d’Oten, la Val Baion e la Val Antelao; i loro aspetti più caratteristici sono le profondità del solco vallivo e la notevole asprezza dei versanti. Tutti gli altri avvallamenti presentano molto più spiccate le caratteristiche di circhi glaciali. Le forcelle che fanno capo a canaloni veri e propri sono relativamente poche.

MONTAGNE “FRAGILI”
Merita inoltre menzionare un altro aspetto della morfologia di queste montagne. Gli strati rocciosi dei versanti meridionali presentano un’elevata fragilità che si è manifestata in passato con enormi crolli e si manifesta tuttora con una intensa alterazione superficiale; i detriti, in certi punti superano i 100 metri di spessore. Quando queste enormi masse di detrito vengono improvvisamente ed abbondantemente imbevute d’acqua si forma un miscuglio viscoso di acqua e ghiaia e si innestano fenomeni di colamento noti come “lave torrentizie” che sono tristemente famose, per i danni che possono provocare.

ASPETTI ALPINISTICO ESCURSIONISTICI
L’Antelao, il Sorapiss e le Marmarole costituiscono un insieme di catene senza soluzione di continuità. Un circuito stradale percorre il perimetro esterno del complesso montuoso e nessun’altra rotabile lo attraversa o lo scavalca, per questo il territorio interno rimane indiviso ed integro, a tal punto che questa cinta di monti può essere considerata l’ultima e la sola che sopravviva nelle selvagge condizioni originarie.
Come non partire da ciò che ha determinato questa incredibile “dimenticanza”? Il turismo cerca nella montagna la libertà di un terreno “nuovo”, vergine, da contrapporre all’alienante e regolata vita di città; eppure la corsa per accaparrarsi più presenze a suon di infrastrutture alpine sta irrimediabilmente compromettendo le caratteristiche naturali. Inoltre, un altro elemento su cui riflettere è lo choc cui sono state sottoposte le popolazione montanare, oggi attratte dal gusto del denaro facile, ma che finiranno per confrontare la “ricchezza” portata da valle con il progressivo imbarbarimento culturale e con il disamore per i propri monti.

LA FAUNA
Di fronte al crescere dell’invadenza umana, solo poche – tra le montagne delle Dolomiti – hanno mantenuto una presenza animale significativa, e tra queste le Marmarole, l’Antelao e il Sorapiss che potrebbero essere inserite tra le aree di “wilderness”.
La descrizione della fauna che seguirà va riferita – a grandi linee – ai mesi più caldi dell’anno e non deve essere intesa in senso statico.

  • A FONDOVALLE – Iniziando da un torrente di fondovalle, le specie ittiche autoctone come la trota fario e la trota marmorata riescono ancora a sopravvivere, nonostante la forte competizione con le trote iridee che vengono immesse per allietare i pescatori. Dove le acque sono più pure e ricche di piccoli invertebrati, si possono osservare le attività del merlo acquaiolo, poco più grande di un passero, che si tuffa nei torrenti. Negli stagni in quota, non è difficile incontrare una ricca fauna di rettili ed anfibi: tritone alpino e crestato, salamandra nera e pezzata, rospo comune, rana temporaria, ramarro, lucertola vivipara e muraiola, orbettino, blacco, saettone, biscia del collare, colubro liscio, marasso, vipera comune e del corno. Tra tutte le specie citate meritano particolare attenzione la salamandra nera e le vipere che popolano anche le più alte aree montane e si possono trovare anche in quota. Nel periodo estivo, vicino alle abitazioni, le rondini vivono e si riproducono ancora, si possono così notare la rondine comune e di montagna, il balestruccio ed il rondone. In questa parte del Cadore si rivela interessante anche l’osservazione dei passeri: ci troviamo, infatti, in una zona di sovrapposizione di areale della passera oltremontana dal capo grigio, con la passera d’Italia dal capo nocciola. Inoltrandosi dal fondovalle dentro la catena delle Marmarole, prima di arrivare alle più erte cime, si passa attraverso una serie di boschi popolati da pini, abeti e larici dove gli animali sono piuttosto numerosi, pertanto citeremo solo quelli più significativi o di facile avvistamento.
  • GLI UCCELLI – Il primo posto spetta ai rapaci ed in particolare al pecchiaiolo, all’astore, allo sparviero, alla poiana. Tra i Falconidi sono presenti il gheppio ed il lodolaio. Nella parte nord delle Marmarole è stata notata anche la presenza del falco pellegrino. I rapaci notturni sono difficili da rilevare ma al tramonto e nel periodo della riproduzione è possibile udire la civetta nana, l’allocco, il gufo comune e la civetta capogrosso, mentre risulta molto più raro il gufo reale. Per la salute dei boschi è molto importante la presenza dei picchi, ma il loro tambureggiare può essere anche la dimostrazione dello “spazio privato” di qualche individuo adulto. Il rumore più forte è provocato dal picchio nero, ma si possono udire bene anche il picchio rosso maggiore e il picchio verde. Nel sottobosco, tra la fitta vegetazione, nidificano il pettirosso e lo scricciolo, mentre la passera scopaiola e la capinera preferiscono le giovani abetine, come la bigiarella ed alcune specie di cincie. Gli alberi più maturi vengono ricercati, per nidificare, dai tordi, dalla ghiandaia e dalla nocciolaia, dalla cornacchia, dal fringuello, dal verdone, dal cardellino, dal crociere e dal ciuffolotto. Nel sottobosco sono presenti numerose specie di formiche tra cui la formica rossa del tipo “rufa”.
  • NEL BOSCO – Sono abbondanti i mammiferi tra i quali si possono segnalare: il riccio, la talpa ed alcuni toporagni. Ove vi sono radure vivono le lepri comuni e le alpine, mentre lo scoiattolo preferisce le zone con più fitta vegetazione. Assieme a quest’ultimo nel bosco vivono: il quercino, il ghiro e il moscardino. Al suolo si trovano altri roditori: l’arvicola rossastra e delle nevi, il topo selvatico e dal collo giallo, le cui popolazioni – fortunatamente per l’economia forestale – sono regolate dai rapaci notturni prima, ma anche dalla donnola, dall’ermellino, dalla martora, dalla faina e dalla volpe. Molto diffuso è il capriolo, che esce allo scoperto solo al tramonto ed all’alba, il cervo invece è presente in maniera più limitata.
  • SOPRA IL LIMITE DEL BOSCO – I pendii coperti da pino mugo, le praterie d’alta quota, le pareti rocciose meno accessibili sono i normali territori di caccia dell’aquila reale. D’estate vi si possono osservare il rondone maggiore, il picchio muraiolo, il gracchio alpino. Lungo le morene ed i coni di deiezione, si trovano il fringuello alpino ed il culbianco assieme alle marmotte, all’ermellino ed alla vipera. Alle alte quote vivono lo stambecco ed il camoscio. Il primo in particolare si era estinto nelle Alpi Orientali, ma è stato reintrodotto con successo.

ALCUNE NOTE GEOLOGICHE
Le forme molteplici delle cime dolomitiche possono essere distinte in due grandi categorie: la prima è quella delle guglie e delle torri a forma slanciata e sottile (Tre Cime di Lavaredo, Spalti del Toro); la seconda corrisponde ai massicci a struttura monolitica, dalle altissime pareti e dalla forma tozza; le cime più rappresentative sono la Marmolada, il Pelmo e le Tofane, l’Antelao, le Marmarole ed il Sorapiss.
Molti fattori hanno influito in vario modo sulle forme dei gruppi dolomitici: le spinte alla formazione delle montagne, l’assestamento successivo, la disgregazione dovuta agli agenti atmosferici.
Dove le masse rocciose erano costituite da Dolomia stratificata e non superavano i 500 metri di spessore, esse sono state profondamente fratturate, dove le masse dolomitiche raggiungevano e superavano gli 800 metri di spessore e quando erano coperte da una plastica coltre di calcari, esse si sono deformate e ripiegate senza subire fratture, mantenendo così una struttura massiccia.
I massicci di Sorapiss, Antelao e Marmarole sono costituiti quasi interamente da formazioni geologiche di tipo roccioso risalenti ad un periodo compreso fra 240 e 180 milioni di anni fa. Tutte le formazioni sono di natura sedimentaria, costituite da sedimenti di tipo marino o tutt’al più lagunare.
La successione stratigrafica dei versanti orientali delle Marmarole e dell’Antelao inizia con la Dolomia Anisica del Col Vidal per proseguire con la formazione di Livinallongo. A coprire questi strati si trovano le marne e le argille della formazione di San Cassiano (Pian dei Buoi). Queste marne cassiane contengono infatti una microfauna costituita in prevalenza da Echinodermi e da Molluschi nota a molti per la perfetta conservazione degli esemplari fossili e la ricchezza della specie.
Seguendo la Dolomia di Scogliera affiorante anche alle pendici dell’Antelao sopra San Vito e Borca si trova l’ultima formazione sottostante le grandi pareti rocciose: quella delle marne ed argille degli strati di Raibl quasi sempre coperta da una spessa coltre di detriti. Questi strati sono letteralmente schiacciati dalla Dolomia Principale che, nei gruppi montuosi considerati, raggiunge spessori superiori a 1000 metri e che è costituita dalla sovrapposizione di un’infinità di strati di alghe incrostate in sedimento calcareo.
Verso la sommità, sull’Antelao e sulle Marmarole, la Dolomia principale si presenta di colore via via più scuro e spesso intercalata da calcari dolomitici ricchissimi di megalodonti. Le rocce del Sorapiss, Cima Belprà e Antelao, sono calcari grigi facilmente distinguibili dalle rocce sottostanti per il colore più oscuro e per la stratificazione a grossi banchi, molto marcata.

PERCHÉ QUESTO PARCO…
La zona delle Marmarole, Antelao, Sorapiss è naturalmente delimitata e presenta un particolare interesse floristico (alcune specie di fiori ci sono solo nella zona, come la primula tirolese), faunistico (camoscio, ermellino, aquila, cervo, gallo cedrone e forcello), geologico (dalla conformazione rocciosa, ai fossili) e paesaggistico.

IL PARCO COMPRENDE… 
I comuni interessati sono: Auronzo, Borca, Calalzo, Cortina, Domegge, Lozzo, Pieve, San Vito, Valle, Vodo. Le comunità montane Centro Cadore e Valle del Boite. La zona rientra nel Piano Territoriale di Coordinamento, noto come PTRC, e nel PTP (Piano Territoriale Provinciale).

UN PARCO È… 
Parco non significa giardino zoologico o museo, né territorio sotto vetro o luogo vincolato, in cui chi abita non può più servirsi delle risorse naturali per il quale vengono espropriati terreni, boschi, fabbricati, a privati o ad enti pubblici. Un parco è invece una superficie naturalmente delimitata in cui vengono protette tutte le specie viventi e la dimensione culturale della popolazione residente.
Un parco è quindi: salvaguardia e utilizzazione degli ambienti naturali; recupero degli equilibri compromessi; tutela del patrimonio storico e culturale; promozione della ricerca scientifica e delle attività che mirino alla conoscenza ed alla fruizione dell’ambiente naturale, culturale ed umano. Pertanto, un parco è sviluppo culturale ed economico della popolazione.
Per far ciò – naturalmente – in tale area non verrà permessa la raccolta dei fiori, quella dei funghi andrà regolamentata, la caccia sarà vietata, ma non nelle zone circostanti, e la pesca sarà regolamentata con l’Ente gestore.

LE FINALITÀ DI UN PARCO

  • La tutela, il mantenimento e la razionale utilizzazione degli ambienti naturali considerati nel loro insieme, il recupero degli equilibri naturali compromessi, e, non da ultimo, la tutela del patrimonio storico, culturale e delle opere che da questo si sono riflesse nell’ambiente.
  • La promozione della ricerca scientifica e delle attività rivolte alle migliori conoscenze a funzione dell’ambiente naturale, culturale e umano.
  • Lo sviluppo, anche mediante la predisposizione di adeguati sostegni tecnici e finanziari, delle attività di manutenzione degli elementi storici, culturali e naturali costituenti il parco, nonché delle attività produttive, turistiche e di servizio.
  • Il miglioramento dell’evoluzione sociale, culturale ed economica delle popolazioni comprese nell’ambito del parco o su di esso gravitanti.

LE POSSIBILITÀ CHE UN PARCO OFFRE…

Numerose sono le possibilità che un parco come quello delle Marmarole Antelao e Sorapiss (Parco del Cadore) può offrire:

  • Attività urbanistica: Un parco, al suo interno, è diviso in zone diversamente fruibili. Un parco prevede la realizzazione di parcheggi, zone attrezzate, piste ciclabili, itinerari verdi, recupero di edifici di particolare interesse culturale, storico ed artistico (mulini, forti, ecc.), costruzione di capanni per l’osservazione della fauna, torri di avvistamento per gli uccelli, sistemazione dei sentieri, cartellonistica.
  • Attività agricolo-forestale: È prevista la riqualificazione e la manutenzione dei boschi, seguendo le indicazioni dei piani economici forestali. Sono previste aree di sperimentazioni botaniche, agronomiche e zootecniche.
  • Attività didattica: Audiovisivi su aspetti storici, faunistici, botanici, ambientali da utilizzare in scuole, conferenze, giornate studio, corsi di aggiornamento, mostre, concorsi.
  • Attività scientifica: In collaborazione con il C.N.R. (Consiglio Nazionale delle Ricerche) è possibile avviare studi sulle piogge acide e sulla qualità delle acque. Istituzione di un centro di inanellamento per l’avifauna. In collaborazione con l’università realizzazione di ricerche archeologiche, geologiche, idrogeologiche, faunistiche, floristiche, selviculturali.
  • Sviluppo socio-economico: Lo sfruttamento di forze ed investimenti locali, garantirà il controllo diretto delle popolazioni che abitano nel parco, sfruttando la mano d’opera locale e permetterà la formazione di nuove professionalità qualificate e il recupero di risorse finanziarie per nuovi investimenti. Tra questi ricordiamo: l’uso produttivo e razionale delle risorse del bosco; l’artigianato; l’agricoltura; la pastorizia; il recupero e il restauro dell’architettura locale; la gestione degli impianti sportivi esistenti e la costruzione di altri impianti “leggeri” di limitato impatto ambientale (itinerari sci escursionistici, sci alpinistici, piste pedonali invernali, piste per sci da fondo) integrati con il paesaggio; la gestione di campeggi ed altre forme di alloggiamento comunitario; l’agriturismo; la gestione delle attrezzature del parco; la guida alle escursioni (a piedi, con gli sci, a cavallo); la pesca; lo sviluppo di un turismo leggero su territori incontaminati ed integri.

PERCHÉ NELLA NOSTRA ZONA…

La zona dell’Antelao, Sorapiss, Marmarole risulta naturalmente delimitata, come richiede la legge regionale, ed inoltre presenta un particolare interesse floristico, faunistico, geologico e paesaggistico.
Attualmente però tale area rischia di perdere la propria identità a tal punto da minacciare una delle risorse economiche più preziose: il turismo. Molti sono infatti i “campanelli di allarme”: uso non sempre razionale e coordinato del taglio boschivo, edilizia incontrollata, abbandono dei pascoli, inquinamento.
Particolarmente grave è la situazione idrogeologica, le cui cause sono ricercate anche nelle discariche dismesse, “controllate” e abusive, nell’erosione, nell’errata apertura di strade, piste da sci, nelle speculazioni edilizie. Gli effetti di tutto ciò si evidenziano poi in alluvioni e frane, il cui peso economico e umano grava sull’intera comunità. Ciò è accentuato dall’evoluzione dell’economia locale e l’ambiente montano diviene sempre più precario ed indelebilmente ferito.

L’area delle Marmarole, dell’Antelao e del Sorapiss, rimane nonostante tutto una delle più incontaminate. Questo è il vero patrimonio, il vero capitale di cui dispone la zona. Per essa si può e si deve cercare uno sviluppo e un’economia capace di rispettare la cultura e l’ambiente promovendo occupazione e rallentando l’esodo dei cadorini.

Dal libro “Un Parco da Vivere” – Casa editrice Alpina.
Parti prese in modo integrale e parti sintetizzate. Autori: A. Colleselli, M. Da Pozzo, M. Da Pra, G. De Donà, S. De Lorenzo, W. Giuliano, F. Mezzavilla, W. Musizza, M. Spampani, F. Svaluto, F. Tassi, L. Vicentini.

Dai parchi tante idee per rispettare l’ambiente naturale, creare occupazione e vivere in armonia

“Un parco, tanti parchi, una proposta” è il titolo del seminario-convegno che si terrà il 7-8 novembre prossimi a PIEVE di Cadore promosso dai Parchi dolomitici esistenti    e quelli per i quali ci sono da anni delle proposte di legge legislative. Tra questi il Parco delle Marmarole,    Antelao, Sorapiss, anche detto Parco del Cadore e il Parco del Cansiglio. Tra i parchi esistenti il Parco delle Dolomiti D’Ampezzo (Regionale), il    Parco    Dolomiti Bellunesi (Nazionale), il Parco    Dolomiti Friulane, il Parco naturale Dolomiti di Sesto, il Parco naturale Fanes, Senes, Braies, il Parco naturale Pues-Odle, il Parco naturale Scillar e il Parco Panaveggio Pale di San Martino.

Presentazione di Mirta DA PRA POCCHIESA:

Intervento di Luigi CASANOVA:

Intervento di Luigi CIOTTI:

Intervento di Hans GLAUBER:

Conclusioni UN PARCO_TANTI PARCHI_UNA PROPOSTA_45 IDEE DEI PARCHI DOLOMITICI:


Articolo del Corriere delle Alpi del 29.01.2014
“Parco, più tempo per il sondaggio” Articolo del Gazzettino del 29.01.2014
Articolo de "L'Amico del Popolo" 09.01.2014
Articolo de “L’Amico del Popolo” 09.01.2014