“il trenino delle Dolomiti”

Il trenino delle Dolomiti”. Trasporti di ieri e di oggi. Lungimiranza e miopia. Certamente ritardi nello scegliere le rotaie e i “binari” entro cui camminare. Miopi nei confronti di altri Paesi dell’arco alpino più accorti e attenti alla cura del proprio territorio. Un territorio fragile e per il quale la CIPRA e l’UE hanno speso parole di riguardo. Sapremo capire e correre al riparo? Sapremo riflettere prima di consumare risorse e inquinare siti che, una volta distrutti, non si potranno più ricostruire? Su questi luoghi vogliono far transitare un’autostrada: una ferita che non si potrebbe più rimarginare, per l’ambiente e per le persone che vi abitano e anche per coloro che amano le nostre valli. Vincerà la logica del profitto “tutto e subito” o sapranno le persone, e chi ci rappresentano, dare voce alle ragioni del futuro e di chi ama veramente questi luoghi?

Cari soci, Cari abitanti del Cadore, Cari amici che frequentate le nostre montagne,

si parte, per un anno nuovo: di progetti, di sguardo al passato, per costruire il nostro futuro. Un treno, quello dalla Dolomiti, che correva tra le nostre montagne, da Calalzo a Sottocastello, a Tai, Valle, Venas, Vodo, fino a raggiungere Cortina. Per andare oltre: attraverso II Passo di Cimabanche arrivava fino a Dobbiaco. proprio accanto ai binari, più grandi, della Ferrovia della Val Pusteria. Rifare II percorso, attraverso la sua storia, i collegamenti che per anni ha permesso di tessere, i motivi per cui ha cessato di correre. in quella memorabile domenica del 17 maggio 1964, sono tante occasioni, per non perdere un’altra volta il treno.

A noi rimase il ricordo, sfumato, dello sferragliare, ma non solo. Poco dopo abbiamo visto aumentare il traffico automobilistico fino alle attuali dimensioni: comprendemmo allora di non aver perso solo il treno ma anche un’occasione molto più importante per le nostre fragili Dolomiti.

Quel treno, allora, era nato per collegare e liberare dall’isolamento: quella funzione oggi è cambiata, e affermare che le nostre valli vanno tolte dall’isolamento è un falso problema. Il sistema alpino ha subito profonde mutazioni, i problemi oggi sono ben altri! La possibilità di sviluppo e di sopravvivenza delle Alpi dipendono si dalle esigenze di comunicazione ma le stesse devono essere ideate affinché non diventino lo strumento che toglie la vita a un ambiente unico e irripetibile.

Farlo è possibile. Occorre intelligenza, curiosità e fantasia. Gli esempi non mancano, basta guardare I Paesi vicini, come Austria e Svizzera dove le linee ferroviarie di montagna non vengono definite rami secchi, bensì linee turistiche. Il mito dell’autostrada è forse rimasto solo in queste valli, e forse non è nemmeno il pensiero del più ma certamente di coloro che cercando di rappresentare interessi di singole categorie e non della collettività, guardano ad un risultato immediato perdendo così di vista la linea dell’orrizzonte. Persone che si riempono la bocca di “Europa” dimenticando che I documenti di Bruxelles e Strasburgo hanno Invitato da anni i Paesi membri a considerare superato il trasporto su gomma e perseguire quello su rotaia.

In questa direzione devono andare gli sforzi per mantenere e potenziare la linea Ponte nelle Alpi-Calalzo e proseguire, quindi, con un collegamento verso II nord. Un trasporto su rotaia che permetta, oltre agli indubbi benefici per l’industria, un’occasione per promuovere un turismo di qualità, e non di transito. Un’occasione per gestire II nostro territorio senza lasciarlo nella mani di avventurieri “mordi e fuggi”. Un treno… ma non solo. Un’occasione per partire, per un viaggio da costruire assieme, scegliendo dove fermarsi in tempo e quando ripartire senza perdere le coincidenze.


Il nostro treno. Insomma. Da proporre, da sostenere, da ottenere. Buon viaggio.

Dicembre 1995                                     Gruppo Promotore Parco Marmarole Antelao Sorapiss – Parco del Cadore

Si ringrazia Evaldio Gaspari, autore del libro sulla storia del Trenino delle Dolomiti per la collaborazione fornita.

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