“Il lavoro”

Zappare, arare, seminare, coltivare, raccogliere. Tagliare alberi e lavorare il legno. Allevare animali e accudire il bene più prezioso che abbiamo: l’ambiente naturale. Un’economia quasi dimenticata così some la varietà dei mestieri e dei “saperi” di un tempo. Assieme all’industria dell’occhiale, importante, ma mono economia della zona, un richiamo alla necessità di diversificazione delle attività produttive sul territorio, anche per dare maggiori opportunità ai giovani che studiano, di poter restare e/o tornare.

Anche per questa seconda edizione dei nostro calendario vogliamo fare alcune riflessioni che prendono spunto dai messaggio delle fotografie Con l’affermarsi della società industriale anche nelle nostre vallate i rapporti tra l’uomo, il suo la voro e l’ambiente in cui tale lavoro si esplica hanno subito profondi cambiamenti, alcuni dei quali irreversibili. Il decadimento dell’economia legata al bosco, all’agricoltura e all’allevamento, ha spostato l’interesse per il territorio da un’attività produttiva rinnovabile ad una di primario sfruttamento del suolo in quanto area edificarle. Ciò ha aumentato in modo anomalo la presenza di seconde e terze case, che se hanno portato qualche beneficio alle attività edilizie, nei tempi lunghi stanno dimostrandosi più di danno che di vantaggio per l’economia.

Un modello di sviluppo basato sullo sfruttamento speculativo del territorio rischia di alterare in modo irreversibile il suo delicato equilibrio. Di solo sviluppo edilizio si può morire: benessere e qualità della vita dipendono soprattutto da attività produttive continue, in grado di dare reddito ed occupazione per tutto l’anno. Occorre perciò sviluppare la nostra economia in modo integrato tra i vari settori: turismo, piccola industria, artigianato, servizi. Non è facile, ma nemmeno impossibile. Cominciamo, prima che sia troppo tardi! Manteniamo il capitale che ci hanno tramandato gli avi per poter continuare a goderne gli interessi. Prendiamo coscienza che le risorse utilizzabili di un ambiente, se non sono rinnovabili, hanno un limite, oltre il quale si perde sia il capitale che gli interessi.

Creiamo degli spazi per una presenza umana integrata e rispettosa dell’ambiente e delle sue risorse, per costruire un modello di vita sociale che non rinneghi le proprie origini e la propria storia. Solo così le nostre vallato diventeranno belle perché interessanti e non solo interessanti perché belle.

Dicembre 1992 – Gruppo Promotore Parco Antelao Marmarole Sorapiss – Parco del Cadore

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