Le zone umide di Pian dei Buoi. Conferenza con Lorenzo Bonometto

Vi aspettiamo lunedì 12 agosto 2019 alle ore 20,30 presso la Sala Biblioteca di Palazzo Pellegrini a Lozzo di Cadore per la conferenza “Le zone umide di Pian dei Buoi: patrimonio naturalistico che sta scomparendo”, relatore Lorenzo Bonometto. Ingresso libero.

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In località Pian dei Buoi, nel gruppo delle Marmarole, erano presenti in passato numerosi piccoli siti umidi, documentati da toponimi tuttora in uso quali “Lago Morto”, “Palù Tòndo”, “Palù Negro”. Alcuni presentano ancora oggi carattere di torbiera (la Palù Gran, il Lago delle Sepolture, la piana sotto il colle di Fontanabona); altri sono scomparsi o prossimi ad esserlo per effetto del rimboschimento (come la “Busa dele Ciare” sul versante verso Auronzo, divenuta una pozza fangosa in ombra perenne) e soprattutto per occlusione ad opera della vegetazione. In particolare lungo il sentiero delle Sepolture, che dal Bivio dei Pellegrini porta alla strada per Col Vidal, era presente negli anni Settanta una sequenza di piccole pozze che precedevano l’omonimo laghetto (la principale, nei ricordi di persone del luogo, aveva anche un nome, Lago de Pòrse) e che proseguivano poco oltre col Lago Valdaporte. Queste presenze non trovano riscontro altrove nel complesso montuoso, e possono essere spiegate per la morfologia ondulata dell’area associata alla natura geologica comprensiva di marne (formazioni di San Cassiano) che riducono localmente gli effetti drenanti del carsismo.

Oggi la testimonianza di quelle pozze, che negli anni Settanta erano ribordate da Vaccinium uliginosum e regolarmente sorvolate da Aeshna juncea, si riconosce solo per le discontinuità nella vegetazione, mentre il Lago Valdaporte, ancora segnato nella cartellonistica e nella carta dei sentieri al 10.000 recentemente realizzata dal CAI di Lozzo, è riconoscibile solo per tracce d’acqua ancora presenti alla base dei cespi. Sopravvive ancora, come ultima testimonianza e riserva genetica, un minuscolo laghetto lungo il Sentiero delle Sepolture.

Il Lago delle Sepolture, a 1825 m., si presenta con un invaso di acque libere di circa 20 x 10 metri al centro di una piccola conca con residui caratteri di torbiera, circondato da una vegetazione cespitosa che lo sta occludendo. Nel suo complesso la conca offre un esempio didascalico di successioni ambientali, indice di un ordine naturale ancora ben conservato: ambiente acqueo con tipica vegetazionedominata da Eleocharis emergente in estate; bordo del laghetto armato da cespi di carici; superfici prative di transizione con più specie di graminacee cespitose; una fascia discontinua a Pino mugo; un bosco rado a prevalenza di abete rosso e larice. L’eccezionalità del laghetto sta nel fatto che, in tutto il complesso montuoso formato da Antelao, Marmarole e Sorapìss, rappresenta l’unica area palustre in cui è ancora presente un’estensione di acque libere, risultando tra l’altro l’ultimo sito riproduttivo accertato per il tritone alpino (il Lago D’Aosto a Domegge è oggi occluso; la stazione di Provazei ad Auronzo, più avanti ricordata, è ormai priva delle sorprendenti valenze presenti negli anni Settanta; il più esteso e noto invaso del sistema montuoso, il Lago Sorapìss, non ha carattere palustre presentandosi nonostante la quota relativamente bassa come lago glaciale. Occorre arrivare all’estremo nord del sistema montuoso per incontrarenei pressi di Cortina, sotto il Faloria, il piccolo prezioso lago del Vènce e pozza vicina, oltre agli altri siti di quel versante oggi compromessi).Fino al 2017 Gli Odonata erano rappresentati nel laghetto da esigue popolazioni di Aeshna juncea e Coenagrion puella; in una occasione la conca è stata sorvolata da un maschio di Libellula depressa, e nell’estate 2018 da un esemplare di Somatochlora articaverosimilmente proveniente dalla vicina Palù Gran. Significativa la presenza di Coenagrion puella, molto comune a quote collinari e di pianura, il cui volo non consente grandi spostamenti e rapide ricolonizzazioni tanto da indicare una probabile continuità nel tempo della popolazione e quindi delle condizioni di sommersione.

Il particolare valore del sito è risultato minacciato nel 2018, con grave rischio di degradazione in pozza di alpeggio e successivo rapido interrimento. Un sopralluogo effettuato in luglio aveva evidenziato una scarsità d’acqua, lamentata anche dai gestori di vicini rifugi, mai riscontrata in precedenza. Rispetto agli anni precedenti la superficie allagata appariva ulteriormente ristretta ma soprattutto, nonostante la piovosità primaverile, l’acqua era limitata ad una lamina sottile. In questa nuova condizione i bovini, da secoli presenti nell’area, anziché abbeverarsi dai bordi come sempre avvenuto hanno iniziato a penetrarvi (osservati fino a sette capi entro il minuscolo invaso), compromettendo col calpestio il fondale e la vegetazione e rilasciando le deiezioni con conseguente abnorme carico organico incompatibile col mantenimento delle qualità ambientali. La situazione è apparsa ulteriormente degenerata pochi giorni dopo, con l’acqua quasi scomparsa, il fondo totalmente smosso e carico di escrementi, la vegetazione ovunque schiacciata.E’ risultata evidente l’impellente necessità di recintare il sito per evitarne la perdita nel corso di poche stagioni. Per questo, nell’attesa di interventi risolutivi e in accordo col Comune di Lozzo proprietario dell’area, nell’estate 2019 il laghetto e la superficie igrofila perimetrale sono stati provvisoriamente recintati. All’intervento di emergenza sarebbero da accompagnare un parziale allargamento della superficie acquea e la riapertura dei vicini invasi oggi occlusi dalla vegetazione, da lasciare in parte liberi per l’abbeveramento bovino; tali azioni comportanti oneri modesti, consentirebbero di assicurare la protezione del sito superstite offrendo al tempo stesso disponibilità di acque per il bestiame al pascolo e per la gestione faunistica complessiva. Utile ricordare che le recinzioni ai fini della tutela naturalistica da effettuare nelle zone pascolate sono esplicitamente previste nello studio più volte citato prodotto per la Regione Veneto (v. nota…, scheda…). Analoghe soluzioni dovrebbero essere prese in esame anche in riferimento alle vicine torbiere di Palù Gran e di Fontanabona.

Lorenzo Bonometto, naturalista, con studi in scienze agrarie. Bonometto è stato a lungo presidente della Società Veneziana di Scienze Naturali, è stato membro della Commissione Tutela Ambiente Montano del CAI del Veneto e del Friuli Venezia Giulia; ha prestato la sua opera come esperto del Ministero dell’Ambiente per le lagune alto adriatiche ed è stato professore a contratto di ecologia presso lo IUAV di Venezia, che da anni studia e monitora tutte le zone umide del Cadore. Nel suo libro “Le libellule del Cadore”, edito dal Parco Naturale Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo (dicembre 2020), sintetizza il suo prezioso lavoro di anni di studio e osservazione.

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