Manifesto del turismo dolce

Le associazioni ambientaliste e sociali hanno presentato durante una conferenza a Belluno,nella sala giunta di Palazzo Rosso, le proposte per il rilancio economico e qualitativo del Bellunese e delle Dolomiti emerse nel ciclo di incontri pubblici che si sono svolti in Cadore nei mesi successivi al disastro “Vaia”.

«È assolutamente necessario recuperare la cultura e la coltura del territorio entrambe andate perse nel tempo. La stessa tempesta “Vaia” rappresenta un punto da cui ripartire, ponendo specifica attenzione tanto ai bisogni di chi in montagna vive quanto alle sensibilità di chi la frequenta e la frequenterà in futuro». L’appello corale è lanciato dalle associazioni ambientaliste e sociali del Cadore e del territorio dolomitico, che nella giornata di oggi, venerdì 24 maggio, hanno presentato durante una conferenza a Belluno, nella sala giunta di Palazzo Rosso, le proposte per il rilancio economico e qualitativo del Bellunese e delle Dolomiti emerse nel ciclo di incontri pubblici che si sono svolti in Cadore nei mesi successivi al disastro dell’ottobre 2018.

«Non siamo quelli del “no” a prescindere, come spesso veniamo etichettati», hanno evidenziato Luigi Casanova, forestale e vice presidente di Cipra Italia, e Giovanna Deppi. «Semplicemente crediamo che non esista una “bacchetta magica” e che le soluzioni per tutela e sviluppo del territorio vadano trovate assieme, attraverso il confronto». Insieme a Cipra ci sono Wwf Oa Terre del Piave, Mountain Wilderness, Italia Nostra, Libera Cadore presidio “Barbara Rizzo”, Ecoistituto Veneto “Alex Langer”, Gruppo promotore Parco del Cadore, Comitato Peraltrestrade Carnia-Cadore. «La montagna deve tornare a essere centrale nella società civile», ha detto ancora Casanova, «e speriamo lo diventi anche nell’agenda politica, che sta trascurando del tutto l’argomento».
Le associazioni hanno inoltre organizzato un nuovo incontro sul tema “Lo sci nelle Dolomiti-Sostenibilità e responsabilità”, «un momento di riflessione sulla qualità dell’offerta turistica ed economica del territorio, con particolare riferimento al rapporto tra industria della neve e il fragile ambiente dolomitico, all’emergenza climatica, idrica, energetica, ai valori del paesaggio e della biodiversità». L’incontro si terrà venerdì 31 maggio, alle 18, all’Auditorium Cosmo di Pieve di Cadore. Interverranno Vanda Bonardo, responsabile Legambiente delle Alpi, consigliere nazionale Cipra; Umberto Martini, professore ordinario di economia e gestione delle imprese all’Università di Trento; Claudio Primavesi, direttore responsabile della rivista Skialper. «Precisiamo che la data era stata fissata diverso tempo fa», ha fatto presente Casanova, «e che non c’è alcuna posizione polemica o provocatoria nei confronti di chi vuole il collegamento sciistico Comelico-Pusteria e che ha organizzato la manifestazione del 1 giugno. Il nostro incontro vuole essere solo un momento di riflessione, nel corso del quale sarà anche presentato il “Manifesto del turismo dolce”, già lanciato in Val Maira, in Piemonte. Nel 2018 i turisti che hanno scelto le Dolomiti sono stati un milione 300 mila. Le previsioni per il 2030 parlano di una crescita fino a un milione e 900 milioni. Dobbiamo porci il problema di come la montagna potrà accogliere questa pressione, pensando a un turismo sostenibile e responsabile».
Ripercorrendo i contenuti degli incontri tenuti nei mesi scorsi, le associazioni hanno ricordato che la tempesta Vaia ha casuato lo schianto di circa 8 milioni di metri cubi di legname, di cui 3 milioni nelle province di Belluno e Vicenza. «In questo terribile evento dobbiamo cogliere alcune opportunità», hanno detto ancora Casanova, Deppi e Giovanna Ceiner, presidente dellasezinoe di Belluno di Italia Nostra. «Ci viene offerta un’occasione unica per potenziare la ricerca scientifica, attraverso attenti monitoraggi del recupero forestale. Le azioni di rimboschimento dovranno essere studiate con attenzione, per favorire la biodiversità,differenziate versante per versante».

Necessario anche un piano di azione che recuperi la filiera del legno, dalla selvicoltura alle utilizzazioni, fino alle prime e seconde lavorazioni, coinvolgendo in questo anche l’artigianato e facendo in modo che sui territori rimanga il massimo possibile del valore aggiunto proveniente dal patrimonio forestale. «Ogni azione non può prescindere da un’attività di prevenzione, informazione e formazione», ha continuato Casanova. «Formazione che dovrà essere rivolta non solo alle popolazioni che vivono in montagna, ma coinvolgere il più possibile anche chi abita nelle aree urbane. Non dimentichiamo che la terra, come evidenziato nell’incontro con il vescovo di Belluno Renato Marangoni e don Luigi Ciotti, il 22 febbraio a Domegge, è la nostra casa comune e come tale deve essere abitata».

C’è poi il tema della gestione e manutenzione dei corsi d’acqua montani nel contesto postalluvione. E, non ultima, la questioneidroelettrico: «A fine 2018 c’è stato un intenso dibattito sull’opportunità o meno di continuare a incentivare il nuovo idroelettrico e di costruire nuovi impianti, piccoli e medi», hanno ricordatole associazioni. «L’alluvione ha portato molti enti a propendere per il no, ma altre istituzioni,comprese le Regioni e le Province del Triveneto,hanno chiesto ai ministeri di ripristinare i fondiper i nuovi piccoli impianti idroelettrici. Sembra che ci si lasci ancora trasportare da diffusi interessi particolari e che l’alluvione non abbia insegnato niente».

«Se la parola “futuro” ha un senso, se siamo disposti a imparare dagli errori del passato, se vogliamo consegnare la biodiversità delle alte terre alle nuove generazioni, dobbiamo ammettere che il turismo alpino è a un bivio. Si tratta di decidere se puntare su un modello realmente sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico, oppure sperare ancora nel miracolo dei motori, dei grandi impianti e delle pesanti infrastrutture che consumano le bellezze e i silenzi della montagna, lasciandoci più poveri.

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